Nicola Cirelli

Chi sono

La mia storia

Nicola Cirelli in divisa da chef, ritratto in studio

La cucina è stata la mia prima scuola

Sono nato il 5 luglio del 1982, e sono cresciuto fra Lignano Sabbiadoro, Cuneo e Sauris, in una famiglia profondamente legata alla ristorazione.

I mestoli di legno facevano parte dei miei giochi. La pasta fresca, i fornelli, i profumi e i rumori di una cucina al lavoro erano la normalità, come servire hai tavoli o stare dietro al banco del bar e servire i clienti.

Da bambino vedevo mio padre, mia madre, mia nonna e le altre persone della famiglia muoversi dentro il ristorante con quella naturalezza che appartiene a chi conosce bene il proprio mestiere.

Ho imparato presto che dietro un piatto, una sala piena o un cliente soddisfatto esiste un mondo che spesso rimane invisibile, fatto di preparazione, disciplina e attenzione, ma anche di fatica, rinunce, responsabilità e giornate nelle quali sembra che tutto dipenda da te.

Crescendo, quello che era iniziato come un gioco è diventato il mio lavoro, la mia vita.

Per oltre venticinque anni ho vissuto la ristorazione da dentro. Ho lavorato nelle cucine, affrontato servizi intensi, guidato persone, preso decisioni in pochi secondi e imparato a rimanere lucido mentre tutto intorno accelerava.

La cucina mi ha dato moltissimo, mi ha insegnato la presenza, il rispetto, la disciplina e la cura. Mi ha insegnato che un risultato non nasce dal caso, ma dal lavoro che spesso nessuno vede.

Per molto tempo, però, ho creduto che essere bravo significasse soprattutto una cosa: reggere.

Quando reggere non basta più

Nel mondo della ristorazione impari presto ad andare avanti, forse è la prima lezione che ci viene insegnata.

Il servizio non si ferma perché sei stanco o perché ti sei fatto male, il cliente non aspetta che tu ritrovi la lucidità e le persone cercano risposte proprio quando tu avresti bisogno di fermarti.

Così diventi quello che risolve, che arriva prima, che resta dopo, che pensa al lavoro anche quando fa altro e sul quale gli altri sanno di poter contare sempre.

Essere affidabili è un valore. Ma quando ti abitui a portare tutto, rischi di non accorgerti più del peso che stai accumulando, e quando il lavoro diventa la misura del tuo valore, ogni difficoltà professionale inizia a sembrarti un giudizio sulla persona che sei.

Anch'io, per molto tempo, ho confuso chi ero e mia la forza con la capacità di sopportare.

Pensavo che lavorare di più, controllare di più ed essere sempre presente fosse il modo giusto per prendermi cura di ciò che avevo intorno.

Poi la vita mi ha costretto a fermarmi, ma non ho voluto ascoltarla subito.

La perdita che ha cambiato la mia direzione

La perdita di mio padre ha segnato profondamente la mia vita.

Mio padre era un grande uomo e un grande chef di cucina. La cucina, quindi, non era soltanto un mestiere che avevo imparato da lui. Era memoria, appartenenza, identità e un modo attraverso il quale avevo imparato a orientarmi nel mondo.

Quando perdi una persona così importante, non perdi solamente la sua presenza. Perdi anche una parte delle certezze sulle quali avevi costruito te stesso.

Per un periodo ho fatto ciò che sapevo fare meglio: ho continuato.

Ho lavorato, mantenuto gli impegni e cercato di sembrare presente. Da fuori la vita proseguiva, ma dentro qualcosa si era spezzato.

Non è stata una trasformazione immediata. Prima sono arrivati gli eccessi, il riempire qualcosa che avevo perso, poi… sono arrivati sempre di più i momenti di silenzio, la chiusura e i tentativi di riempire uno spazio che non sapevo ancora ascoltare.

Solo dopo molto tempo ho cominciato a farmi domande diverse.

Non soltanto come potessi lavorare meglio, ma come potessi stare meglio dentro ciò che facevo, chi fossi quando non dovevo dimostrare di riuscire a reggere tutto e come potessi costruire qualcosa che funzionasse senza sparire dentro ciò che stavo costruendo.

Quelle domande hanno cambiato il mio cammino.

Ritratto in bianco e nero di Nicola Cirelli, sguardo pensieroso

Un percorso iniziato prima di tutto per me

Ho iniziato ad avvicinarmi alla crescita personale con curiosità, ma anche con molto scetticismo.

Non cercavo frasi motivazionali, cercavo qualcosa che potesse aiutarmi a comprendere ciò che stavo vivendo e a trasformarlo concretamente.

L'obiettivo che mi ero dato era semplice da dire e molto più difficile da realizzare, volevo essere un cuoco migliore, prima di tutto, dovevo diventare una persona migliore. Non volevo diventare soltanto un cuoco più bravo. Volevo essere un uomo, un padre, un amico, un marito migliore, per me stesso e per le persone che avevo più care. E per arrivarci capii presto che non mi bastava lavorare di più o resistere meglio alla fatica, mi servivano consapevolezza, strumenti concreti per capire come pensavo, come decidevo, come reagivo sotto pressione, e il coraggio di guardarmi dentro senza più le scuse con cui mi ero raccontato fino a quel momento.

Ho iniziato così a studiare coaching, PNL, comunicazione, leadership, organizzazione personale, comportamento umano, business e dinamiche imprenditoriali. Mi sono formato e certificato come Coach ICF, ho approfondito la Programmazione Neuro-Linguistica con Bandler certificandomi come NLP Coach e frequentato percorsi di formazione e prestazioni ad alto livello.

All'inizio lo facevo per me, perché avevo bisogno di ricostruire una direzione, comprendere alcuni miei automatismi e imparare un modo diverso di affrontare il lavoro, le relazioni e le responsabilità.

Con il tempo ho cominciato a riconoscere negli altri alcune delle fatiche che avevo conosciuto anch'io, la difficoltà di fermarsi, il bisogno di avere tutto sotto controllo, la paura che senza la propria presenza qualcosa possa crollare e la sensazione di essere utili a tutti, ma sempre più lontani da sé stessi.

È stato allora che la mia esperienza ha iniziato a trasformarsi in una nuova professione.

Non ho abbandonato la cucina per diventare qualcun altro, ho semplicemente iniziato a guardare più a fondo ciò che la cucina mi aveva insegnato.

Prima della professione viene la persona

Da quella convinzione, che avevo scritto per me ancora prima che diventasse un messaggio per altri, è nato tutto il resto del mio lavoro.

Non significa essere perfetti, significa diventare più consapevoli di come pensiamo, scegliamo, comunichiamo e reagiamo quando siamo sotto pressione. Perché la persona che siamo entra inevitabilmente in ciò che facciamo, nel modo in cui guidiamo un team, prendiamo decisioni, deleghiamo, ci fidiamo ed affidiamo, come viviamo il rapporto con il tempo, gli errori e la responsabilità.

Questa consapevolezza ha dato origine anche al Metodo CHEF⁴ e al libro Essere un cuoco migliore.

Sono due espressioni importanti del mio percorso, ma non rappresentano un punto di arrivo. Sono strumenti nati dal desiderio di dare forma e parole a ciò che avevo compreso vivendo.

Il lavoro che faccio oggi

Oggi porto insieme mondi che per me non sono mai stati veramente separati, l'esperienza concreta del lavoro, la crescita della persona, la capacità di guidare e la necessità di trasformare la consapevolezza in scelte reali.

Lavoro con persone, professionisti e imprenditori che sentono il bisogno di fermarsi abbastanza da vedere meglio dove sta andando la loro energia, che cosa continuano a sostenere per abitudine, quali responsabilità dipendono ancora troppo da loro e che cosa desiderano veramente costruire.

Una parte importante del mio lavoro resta dedicata alla ristorazione.

Non guardo questo mondo dall'esterno. Conosco la pressione del servizio, le decisioni prese al volo, le interruzioni continue e quella convinzione sottile secondo cui essere indispensabili sia una dimostrazione del proprio valore.

Ma essere indispensabili, alla lunga, può diventare una gabbia.

Per questo aiuto titolari e chef-imprenditori a passare dal dover risolvere continuamente al riuscire finalmente a guidare.

Non per raccontare una ristorazione senza fatica o senza responsabilità, ma per costruire più lucidità, più autonomia e un rapporto più sano con il lavoro che hanno scelto e che noi tutti amiamo.

In cosa credo

C'è una manciata di cose in cui credo davvero, e che porto con me da prima ancora di iniziare questo lavoro.

Credo nella parola data, se dico che farò una cosa, la faccio, e faccio di tutto per mantenerla, e se non posso più farla lo dico subito, senza lasciare che sia il silenzio a parlare al posto mio.

Credo che la famiglia e le relazioni più intimevengano prima di qualsiasi progetto, per quanto importante, e che esserci per le persone a cui vuoi bene nel momento in cui hanno davvero bisogno di te non sia un'opzione, ma un dovere che scegli ogni giorno.

Credo che il lavoro possa essere una delle forme più belle in cui esprimersi, ma non debba mai occupare lo spazio che spetta a tutto il resto, agli affetti, al riposo, a chi sei quando nessuno ti guarda lavorare.

Credo nella responsabilità, non nel dovere di portare tutto da soli, sono due cose diverse, anche se spesso vengono confuse.

Credo che un'attività possa funzionare benissimo fuori e, nello stesso momento, chiedere troppo alla persona che la guida, e che nessun risultato valga la salute o la serenità di chi lo ha ottenuto perché una vita senza salute non ha valore.

Credo che la crescita non significhi diventare qualcun altro, ma tornare a riconoscere ciò che per te conta davvero, anche quando il resto del mondo ti chiede di correre in un'altra direzione.

E credo che, prima di cambiare qualsiasi cosa, sia necessario vedere meglio dove sei, cosa ti pesa, cosa stai evitando da troppo tempo, e quale sia il primo passo che dipende davvero da te.

Nicola Cirelli, ritratto professionale

Questo sito raccoglie il mio mondo

Cirelli.eu raccoglie ciò che sono e ciò che sto costruendo: la mia storia, i contenuti, i percorsi dedicati alle persone e alla ristorazione, gli strumenti, i libri, i progetti e le idee che nel tempo hanno preso forma.

I mestoli di legno con cui giocavo da bambino sono diventati, senza che me ne accorgessi, gli strumenti del mestiere che faccio oggi. Quello che trovi in queste pagine sono gli stessi strumenti, pensati non più per un bambino che gioca, ma per chi come me ha imparato a reggere e oggi vuole imparare a guidare.

Quello che stai costruendo ti sta aiutando a vivere meglio, o ti sta chiedendo, ogni giorno, qualcosa in più di te?

Non è sempre una domanda comoda. Ma spesso è proprio da lì che comincia un cambiamento autentico.

Puoi tornare a Chi sono, approfondire il mio percorso e le mie credenziali, scoprire il Metodo CHEF⁴ o le mie pubblicazioni.